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Diritto Tributario

La tassazione dell’economia digitale

By 14/05/2021No Comments

La tassazione dell’economia digitale e la digital service tax italiana

La digitalizzazione sta mettendo a dura prova il sistema fiscale internazionale a causa dell’evoluzione dei modelli d’impresa. I responsabili politici faticano a trovare delle soluzioni in grado di garantire una tassazione equa ed efficace perché la trasformazione dell’economia procede in modo rapido e le vigenti norme sulla tassazione delle imprese non sono in grado di seguire l’evoluzione.

L’applicazione degli attuali principi ispiratori in materia di reddito d’imposta sulle società ha portato a un disallineamento tra il luogo in cui gli utili sono tassati e il luogo in cui il valore è creato. L’economia digitale stravolge, infatti, uno dei capisaldi cui è storicamente ispirata la tassazione delle attività transfrontaliere: la stabile organizzazione. Secondo tale principio, persone non residenti a fini fiscali sono soggette a imposta in un Paese estero soltanto se hanno una presenza – in detto Paese –da poter costituire la c.d. stabile organizzazione. Tuttavia, il classico criterio della stabile organizzazione in materia di reddito d’impresa (artt. 5 e 7, del Modello di Convenzione OCSE in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio) non consente di tenere conto della portata delle attività digitali per le quali la presenza fisica non costituisce più un requisito essenziale per fornire servizi e svolgere attività d’impresa. Occorre, pertanto, individuare nuovi indicatori della presenza economica significativa al fine di determinare i diritti impositivi in relazione ai nuovi modelli di impresa digitale.

Riguardo ai criteri di collegamento, in sede OCSE-G20 sono in corso i negoziati per fissare i criteri relativi al nexus immateriale; tuttavia, data la complessità del tema, non sono state ancora individuate soluzioni globalmente condivise. Dall’altro lato, l’Unione Europea segue con molta attenzione gli sviluppi in sede OCSE-G20 poiché consapevole della necessità di adottare soluzioni globalmente condivise per superare il rischio di doppia imposizione e ridurre i costi di compliance. Nondimeno, norme fiscali europee adeguate alle esigenze dei nuovi modelli di business consentirebbero di rafforzare il mercato unico digitale europeo. Per questa ragione, nel 2018 la Commissione Europea ha presentato due proposte di direttiva: una proposta finalizzata ad includere nella nozione di stabile organizzazione materiale la presenza digitale significativa COM(2018) 147 final e una proposta di direttiva di breve termine per tassare determinati servizi digitali COM(2018) 148 final.

La prima soluzione, detta di “lungo termine”, riguarda i criteri di collegamento e punta ad estendere la stabile organizzazione a quelle imprese digitali che hanno una presenza commerciale non fisica, individuabile sulla base dei seguenti indicatori: numero di utenti raggiunti, ammontare di ricavi, numero di contratti conclusi nel periodo d’imposta. Questi fattori sono poi collegati alla giurisdizione del singolo Stato membro sulla base della localizzazione dell’utente attraverso indirizzo IP o altro metodo di geolocalizzazione. La seconda soluzione, detta soluzione di “breve termine”, punta invece a tassare i ricavi dalle grandi imprese che forniscono determinati servizi digitali ad utenti localizzati in Europa e individuati sulla base di soglie di ricavi molto elevate. Si tratta di una soluzione di breve termine che l’Europa sarebbe pronta ad adottare qualora in sede OCSE-G20 non si raggiungesse una soluzione condivisa sulla tassazione delle imprese multinazionali del settore digitale.

Nello stato di inerzia generale, l’Italia è stato uno dei primi Paesi in Europa ad introdurre l’imposta sui servizi digitali sulla base del modello europeo.

Grazie alla legge di Bilancio del 2019, si è introdotta la disciplina vigente dell’imposta sui servizi digitali. Nello specifico, si tratta di un’imposta pari al 3% dei ricavi conseguiti da imprese che forniscono determinati servizi digitali e che superano contestualmente delle soglie dimensionali di ricavi.

L’ambito di applicazione soggettivo dell’imposta è caratterizzato da un duplice criterio identificativo: lo svolgimento di attività d’impresa e il superamento delle soglie dimensionali. Così come è possibile desumere dalla locuzione generica«soggetti esercenti attività d’impresa» ex art. 1 co. 36l. n. 145/2018 “Legge di bilancio 2019” sono da considerarsi potenziali destinatari della norma una pluralità di operatori, indipendentemente dalla forma giuridica da questi adottata. In linea teorica, possono assumere la qualifica di soggetti passivi dell’imposta in esame le società, gli enti commerciali e non commerciali (questi ultimi limitatamente all’attività commerciale svolta) e le persone fisiche che svolgono attività imprenditoriale.

A tal fine, sono da ricomprendersi tra i potenziali destinatari dell’imposta sia i soggetti residenti che i soggetti non residenti. Per i soggetti non residenti, l’imposta sui servizi digitali è applicata a prescindere dalla sussistenza di una stabile organizzazione in Italia. Tuttavia, per garantire l’adempimento degli obblighi fiscali relativi all’imposta sui servizi digitali, ai non residenti privi di un codice fiscale o di altro identificativo fiscale italiano sono richiesti specifici adempimenti identificativi disciplinati dalla Circolare n. 3 del marzo 2021 della Agenzia delle Entrate (punto 7).

Come anticipato, i soggetti passivi devono realizzare contestualmente due soglie di ricavi: la soglia di ricavi globali pari ad almeno €750 MLN di euro; la soglia di €5,5 MLN di ricavi conseguiti in Italia tramite la fornitura di determinati servizi digitali.

Circa l’ambito applicativo dell’imposta, la Circolare n. 3 del 24 marzo 2021 dell’Agenzia delle Entrate fornisce indicazioni per l’individuazione della platea dei soggetti interessati dall’imposta, rendendo chiarimenti in merito all’applicazione delle soglie dimensionali, della nozione di impresa e della definizione di gruppo. È, inoltre, approfondito l’ambito di applicazione oggettivo, con particolare riferimento al contenuto di ciascuno dei servizi digitali assoggettati ad imposta (veicolazione di pubblicità mirata, messa a disposizione di interfacce digitali che mettono in contatto gli utenti favorendone l’interazione o facilitando la fornitura diretta di beni o servizi, trasmissione di dati raccolti da utenti e generati dall’utilizzo di un’interfaccia digitale). Per facilitare la corretta individuazione dei servizi inclusi e di quelli esclusi, vengono rappresentate una serie di fattispecie esemplificative.

Tra le novità più significative, la Circolare n. 3 dell’Agenzia delle Entrate affronta il tema della geolocalizzazione per determinare la proporzione di ricavi imponibili in Italia. Dopodiché vengono illustrate le modalità di determinazione della base imponibile e di eliminazione di eventuali fenomeni di imposizione “a cascata” che potrebbero generarsi in relazione modelli di business che coinvolgono più soggetti passivi d’imposta nell’erogazione di un unico servizio imponibile (è il caso degli Advertising Network e degli Advertising Exchange e di altri soggetti che si pongono in una posizione intermedia). Da questo punto di vista, così come sottolineato dall’Agenzia, il superamento delle soglie dimensionali dei ricavi consente di eliminare alla radice i fenomeni di imposizione doppia e plurima (c.d. “effetti a cascata”).

I recenti provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate (Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 15 gennaio 2021 e la citata Circolare n. 3/E) definiscono, infine, tutti gli adempimenti necessari per l’identificazione, il versamento, la dichiarazione, e delle modalità di fruizione di eventuali rimborsi. In particolar modo, nella Circolare n. 3/E è approfondito il ricorso all’istituto della designazione che consente di delegare ad una consociata l’adempimento degli oneri strumentali.

La circolare chiarisce infine i termini e gli adempimenti contabili; la legge di Bilancio 2019 prevede infatti la tenuta del prospetto analitico e della nota esplicativa, redatti secondo l’Allegato 1 al Provvedimento del 15 gennaio, entro il termine di versamento dell’imposta.

Quanto alle sanzioni, considerate le evidenti difficoltà applicative in sede di prima applicazione degli obblighi contabili, per il primo anno d’imposta, eventuali irregolarità o errori commessi in sede di trasmissione e compilazione dei dati richiesti non danno luogo all’applicazione delle sanzioniex art. 10, co. 3, dello Statuto dei Diritti del Contribuente.

Contributo redatto dalla Dott.ssa Cristiana De Turris